Un interessante e minuzioso affresco del mondo contadino umbro degli anni cinquanta e sessanta, attraverso la narrazione autobiografica di vicende di vita quotidiana di Mugnano, paese natio di Marilena Menicucci. Scegliendo l'inedita forma del monologo in rima baciata, l'autrice ricostruisce in modo obiettivo uno spaccato di un mondo lontano e ormai scomparso per sempre, caratterizzato da dure leggi di vita - contro cui la scrittrice si scontrerà al momento della nascita di un fratello handicappato (in una società basata sul lavoro dei campi e sulla produzione, la malattia è vista come inutilità per la comunità, anche se sovente accompagnata da sentimenti di pietà cristiana) - ma anche dall'importanza dell'unità familiare, e da una profonda simbiosi con la natura e i suoi ritmi, odori e colori, in cui l'autrice troverà sollievo dalle sue difficoltà. Scritta in un linguaggio estremamente semplice, ma a tratti anche crudo e diretto, questa testimonianza non è un tentativo di rimpiangere il passato, ma un'importante documento da cui i giovani di oggi devono prendere spunto per migliorare il presente e il futuro.
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